10 Maggio 2020
V Domenica di Pasqua
Anno A
In Gesù vediamo il Padre perché contempliamo quell’atteggiamento filiale che dobbiamo assumere per conoscere davvero Dio come Padre.
Gesù vince il turbamento dei discepoli con una grande promessa: prepararci una dimora presso il Padre, dove lui stesso, il Figlio, dimora. Nei versetti che seguono, e che la liturgia non ci fa ascoltare in questa domenica, la promessa si capovolge, perché Gesù afferma: «noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Gesù ci prepara una dimora presso il Padre ma al tempo stesso fa di noi una dimora per il mistero di Dio, che viene ad abitare in noi. Diventiamo, come scrive san Pietro, «edificio spirituale», tempio di Dio. Siamo luogo di Dio. Giocando un po’ con le parole, possiamo dire che la «via» che Gesù rivela di essere non è a senso unico, ha un doppio senso di marcia: attraverso Gesù noi andiamo al Padre, sempre attraverso di lui il Padre viene in noi. Conosciamo così la verità, il vero volto di Dio, attraverso un’esperienza di intimità che è l’esperienza stessa del Figlio: io sono nel Padre e il Padre è in me. Giungiamo così a godere della vita autentica e piena, quella che Giovanni definisce vita eterna, e che consiste proprio in questa comunione: Dio in noi e noi in Dio. Vedere Gesù significa vedere il Padre perché in lui vediamo il Figlio e comprendiamo che per conoscere Dio dobbiamo entrare in quell’atteggiamento filiale che Gesù vive e desidera donare a ciascuno di noi.
Commento a cura della Comunità di Dumenza