20 Ottobre 2019
XXIX Domenica del Tempo Ordinario
Anno C
Occorre insistere nella preghiera, ma avendo cura che a durare nel tempo sia la nostra fede, che ci fa conoscere il vero volto di Dio.
Il tema dell’insistenza si affaccia ripetutamente nella liturgia della Parola di questa domenica. Mosè persevera nella sua preghiera a favore di Israele. Paolo invita Timoteo a insistere nel suo compito pastorale, che gli chiede di saper ammonire, rimproverare, esortare, insegnare… La vedova di Luca ottiene giustizia persino dal giudice iniquo grazie alla sua insistenza. Se questo sembra essere il tema centrale, va però collocato nel suo giusto orizzonte, che è disegnato dalle parole di Gesù che concludono il brano lucano: l’orizzonte della fede. «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Occorre insistere, perseverare, ma vigilando che a durare nel tempo sia anzitutto la nostra fede, che dona il giusto senso a ogni altro impegno, inclusa la preghiera. E della fede ci vengono sottolineati alcuni tratti. È un’esperienza comunitaria, che chiede di sostenerci gli uni gli altri, come fanno Aronne e Cur sostenendo le braccia di Mosè. Si alimenta alla mensa delle Scritture, che istruiscono per la salvezza, come ricorda Paolo a Timoteo. Soprattutto deve conoscere il vero volto di Dio, che non è quello del giudice iniquo, ma quello che ci viene consegnato dal Salmo 120: un custode che non si addormenta. La vera perseveranza è quella con cui Dio custodisce la nostra vita.
Commento a cura della Comunità di Dumenza