1 Luglio 2018
XIII Domenica del T.O. – Anno B
Nell’umanità di Gesù,
fattosi povero per noi,
Dio ci mostra il suo volto e
imprime in noi la sua somiglianza,
per una vita incorruttibile.
Sap 1,13-15; 2,23-24; Sal 29 (30); 2Cor 8,7-9.13-15; Mc 5,21-43
A Mosè che lo supplicava di mostrargli la sua gloria, Dio aveva risposto che avrebbe potuto vederlo soltanto ‘di spalle’ (cf. Es 33,18-23). Anche la donna malata, di cui ci narra Marco, tocca Gesù da dietro e subito viene guarita. Gesù, tuttavia, desidera incontrarla personalmente e mostrarle il suo volto. Si volta: ora possiamo guardare Dio non solo di spalle, ma fissare lo sguardo sul suo volto che si incarna nel volto di un uomo. Gesù non cerca il volto anonimo delle folle, ma quello personale di uomini e donne incontrati nel segreto del loro nome e della loro storia. Accade anche nella casa di Giàiro. Caccia via tutti, rimane solo con pochi intimi e non si limita a guardare la fanciulla e a parlarle; la prende per mano, in un gesto che dice tutta la prossimità di un Dio che tocca la nostra carne, tocca addirittura la nostra morte, per restituirci a quell’immagine incorruttibile nella quale siamo stati creati, come ci ricorda la Sapienza. Essere a immagine di Dio significa che il suo volto, guardandoci, imprime in noi la sua somiglianza. Questa è l’autentica ricchezza che Gesù ci dona facendosi povero nella carne della nostra umanità, resa a lui somigliante per la vita eterna.
Commento a cura della Comunità di Dumenza