9 Febbraio 2020
V Domenica del Tempo ordinario
Anno A
Quanti Gesù ha proclamati beati sono anche sale e luce della terra, perché chiamati a rendere fecondo per altri il dono di Dio che ricevono.
Gesù chiede ai discepoli di essere sale e luce della terra. Lo dice a coloro che subito prima ha proclamato beati, persone che spesso si trovano ai margini del mondo che conta, che condividono con molti altri la sorte degli scartati e degli esclusi. Eppure sono proprio loro a dare luce e sapore alla storia. Peraltro è sorprendente l’indicativo presente che Gesù utilizza. Non un esortativo – «siate» –; non un imperativo – «dovete essere» –; ma «siete», un indicativo che ha il sapore di un dono e di una promessa: siete già quello che dovete essere perché la grazia di Dio ve lo dona gratuitamente. Il rischio è di non rendere il dono fecondo per altri. Il sale non può perdere sapore, ma a cosa serve se non accetta di disperdersi nei cibi? La luce continua a risplendere, ma a chi serve se rimane nascosta sotto un secchio? Così è il discepolo, chiamato a vivere la logica delle beatitudini non per se stesso, ma per il mondo intero. Anzi, proprio per quel mondo che non lo considera, lo esclude o addirittura lo perseguita. Questo sale e questa luce vengono date al discepolo dalla «sapienza e potenza di Dio», come Paolo scrive ai corinzi, e si manifestano nell’atteggiamento disarmato e solidale con cui ci si prende cura di povertà e debolezze, come ricorda Isaia: «se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce».
Commento a cura della Comunità di Dumenza