17 Giugno 2018
XI Domenica del Tempo ordinario – anno B
Il futuro di Dio ci dona di guardare con speranza al presente.
Il contadino può dormire o vegliare, ma non deve perdere la propria fiducia.
Ez 17,22-24; Sal 91 (92); 2Cor 5,6-10; Mc 4,26-34
Ciascuno – afferma san Paolo – riceverà la ricompensa delle opere compiute. Possiamo intendere questa ricompensa non solo come un premio o un castigo. Piuttosto, il Signore ci promette di portare a compimento quello che noi spesso sappiamo iniziare, senza riuscire a condurlo fino in fondo. Moriamo sempre avvertendo un senso di incompiutezza: come se avessimo bisogno di almeno un giorno in più per completare quanto ci sembra di lasciare incompiuto. Ebbene, promette Paolo, sarà il Signore a dare compimento a ciò che in noi troverà secondo il Vangelo, mentre si perderanno nel nulla le nostre opere incoerenti con la sua parola. Il Regno, infatti, matura così nella storia, come il ramoscello di cui parla Ezechiele, o il granello di senape protagonista della parabola di Gesù. Realtà insignificanti, deboli e fragili, che però diventano un cedro magnifico o il più grande tra gli ortaggi. Il futuro di Dio, garantito dalla sua promessa, ci consente di guardare con fiducia al presente, come pure al nostro impegno in esso. Il seme di Dio è all’opera, anche quando è nascosto nel terreno. Il contadino può dormire o vegliare, ciò che è decisivo è che non perda la propria fiducia.
Commento a cura della Comunità di Dumenza