8 Febbraio 2026
V Domenica
del Tempo Ordinario
Anno A
Essere sale e luce significa vivere il Vangelo con sapienza e testimoniare l’amore di Cristo con la vita, illuminando e dando sapore al mondo.
Come porsi da credenti nel mondo? Come sale e luce ossia come chi da sapore e illumina, non come chi giudica e condanna. Ancora: essere sale e luce significa passare dallo schieramento ideologico all’accoglienza senza prevenzioni, dall’individualismo alla condivisione, dalla delega di coscienza alla somiglianza con Gesù. Attraverso queste due immagini Gesù fa quindi un invito chiaro e inequivocabile. I discepoli sono chiamati a rendere visibile attraverso la vita la potenza del Vangelo, e dimostrare che l’amore – vissuto fino alla fine da Gesù, il solo Maestro – è possibile sempre. E questo, come dicevamo, davanti al mondo intero. In altre parole, la comunità dei discepoli (pena l’inutilità e l’insignificanza) è chiamata ad essere profezia dei cieli nuovi e della terra nuova non tanto attraverso discorsi ma con la vita vissuta. Ma approfondiamo le due immagini. Il sale, come è noto, è una immagine della sapienza (sal sapientiae). Ma attenzione, dice Gesù, può diventare insipido. Il verbo greco qui usato ha la stessa radice di morós, che significa «stupido» (cf. Mt 5,22). L’insipiente/stupido si contrappone al sapiente, chi non ha sapore a chi invece ce l’ha. Questa sapienza si gioca nella vita, nelle priorità che si pongono a fondamento e fine delle scelte personali o comunitarie. Dal frutto si riconosce l’albero, dirà il Maestro in un’altra occasione (cf. Mt 7,16-20). La seconda immagine è quella della luce. La Scrittura afferma che Dio è luce (cf. Sal 2,7; Gv 1,5). La Sua parola è luce (cf. Sal 119,105), Israele, che ne vive è luce (cf. Is 42,6). Matteo, che ben conosce i testi dell’Antico Testamento rilegge Isaia in chiave messianica applicando la profezia a Gesù (cf. Mt 4,16). Consegue che ogni discepolo del Maestro è luce e perciò chiamato a illuminare i fratelli e le sorelle.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)