25 Gennaio 2026
III Domenica
del Tempo Ordinario
Anno A
Gesù sceglie la Galilea degli ultimi: non cerca prestigio, ma vive ciò che annuncia. A noi spetta seguirlo nelle sue scelte evangeliche e alternative.
LA PRIMA DECISIONE DI GESÙ: LA GALILEA
Dopo il battesimo e il deserto, la prima decisione che prende Gesù è quella di recarsi in Galilea (cf. Mt 4,12). Come mai proprio la Galilea? Notiamo: Gesù non sceglie la capitale, Gerusalemme, ma una regione lontana, abitata da contadini e pescatori, gente che non aveva influenza sociale, non viveva nell’abbondanza e in più aveva una cattiva reputazione. Com’era la Galilea ai tempi di Gesù? Sappiamo che dalla Galilea non esce nulla di buono, secondo Natanaele (cf. Gv 1,46), tanto meno il profeta promesso, il Messia (cf. Gv 7,52). Dare poi del galileo non era certo un complimento e dire “stupido galileo” era un modo abituale per insultare qualcuno. Dai giudei erano poi ridicolizzati per come parlavano. Yojanan ben Aakkai, dopo aver fallito la sua missione in Galilea, diceva: «Galilea, Galilea, tu odi la Torah!». Ecco, Gesù, galileo (cf. Mt 26,69; Mt 21,11), sceglie la Galilea. Come interpretare questa scelta?
Semplice: Gesù non ha per niente curato la sua immagine pubblica, non si è affannato per guadagnarsi il favore dei notabili o della classe influente del suo tempo. Gesù, quindi, non ha assunto quei criteri che forse assumeremo noi nell’avviare una iniziativa, un’opera o un’istituzione. Non ha cercato i posti più brillanti, i luoghi più prestigiosi, le persone più autorevoli né coloro che avevano soldi o potere. C’è poi un particolare che va segnalato. Matteo afferma che Gesù va in Galilea dopo l’arresto di Giovanni da parte di Erode, un tiranno senza scrupoli. Gesù sa bene dove va: nella tana del lupo. Erode stesso aveva dei timori (cf. Mc 6,16ss.), la sua presenza poteva essere pericolosa per lui. Perciò aveva delle ragioni per ucciderlo (cf. Lc 13,31). Gesù però non si lascia irretire, e parte pur sapendo il possibile destino. Gesù ha quindi una grande libertà profetica.
Ma vediamo altre motivazioni per questa scelta insolita.
Gesù era convinto che non può esserci dissociazione tra ciò che si dice e ciò che si fa, ossia, non si può parlare di povertà, umiltà, obbedienza (pensiamo alle Beatitudini) da una cattedra solenne e prestigiosa. I valori sono credibili se chi li annuncia li vive per primo. Un altro aspetto evidente è che Gesù andando in Galilea dimostra che i veri cambiamenti avvengono dal basso, non dall’alto. Se cambia la base di una società, cambia il mondo. Gesù quindi si è identificato con gli ultimi ed è stato loro solidale. Questo gli ha permesso una reale partecipazione alla dura realtà di un certo mondo vittima delle ingiustizie dei potenti e che purtroppo, scandalosamente, persiste ancora oggi. L’invito di questa domenica è di seguirlo nelle sue scelte evangeliche e alternative.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)