6 Gennaio 2026

Epifania del Signore

Anno A

L’Epifania rivela Cristo alle genti: la Chiesa lo dona come unica ricchezza, e persino la Creazione guida ogni uomo a riconoscere il suo Mistero.

ADORAZIONE

Vogliamo entrare in questa solennità, che conclude il tempo di Natale, attraverso un’opera di Bartolo di Fredi (1330 circa-1410), rappresentante raffinatissimo della pittura senese del 1300, che con Duccio (1260 circa-1318) e Simone Martini (1284 circa-1344) contenderà la supremazia artistica di Firenze, che allora vantava figure come Cimabue (1240-1302) e Giotto (1267-1337). L’opera è l’Adorazione, che Bartolo dipinge negli anni ottanta del 1300. L’impostazione è mistica e fortemente spirituale. La Madonna ricorda moltissimo l’Annunciazione di Simone Martini, oggi conservata agli Uffizi. Forte è il decorativismo (notiamo la figura del re giovane, in particolare), e l’elemento espressionistico (al riguardo si osservi il volto dell’uomo sulla sinistra che vuol domare il cavallo). Tutto questo ne fa una rappresentazione viva, che esce dal dato biblico per farne un evento contemporaneo. Ed è questa la forza dell’arte al servizio della fede ovvero la capacità di rappresentare visivamente il Mistero non tanto come fatto datato ma come accadimento nell’oggi della salvezza. Se il Natale di Cristo porta lo sguardo sull’identità del Bambino, l’Epifania dischiude tre grandi rivelazioni: la chiamata alla fede di tutte le genti (ecco i Magi); Gesù come Sposo messianico (l’acqua cambiata in vino a Cana); la solidarietà di Dio, in Cristo, con l’umanità peccatrice (battesimo al Giordano). Bartolo di Fredi presenta il primo aspetto. Maria, che tiene sulle ginocchia un Gesù regale e benedicente, è all’interno di un tempietto. La collocazione così solenne ne fa l’icona della Chiesa, Madre verso cui convergono tutti i popoli e tutte le genti. La Chiesa, naturalmente, non ha che un’unica ricchezza: Cristo. È lui che attrae tutti a sé; verso di lui sono incamminate le genti. Soffermiamoci sui Magi. Come sappiamo erano degli astrologi e sapevano dell’avvicinamento di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci verificatosi proprio nell’anno 7 a. C. Poiché Giove rappresenta la stella del re e Saturno quella della Palestina, questi astrologi non avevano dubbi sulla nascita di un re in Israele. Infatti, giunti a Gerusalemme, come ci ricorda Matteo, subito chiedono dov’è il nato re dei Giudei (cf. Mt 2,2). Nei Magi, così ben rappresentati da Bartolo, abbiamo perciò una preziosa indicazione per giungere a Cristo: la rivelazione cosmica.  La creazione avvicina al mistero di Dio, è l’album in cui son scritte le sillabe divine (cf. Sap 18,2-4). Così vero che uno scrittore come A. Gide (1869-1951) ha affermato: «Non credere in Dio è molto più difficile di quanto si pensi. Comunque per continuare a farlo, bisogna vietarsi di guardare la natura e di riflettere su quanto si vede».

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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