1° Gennaio 2026
Maria SS. Madre di Dio
Maria, madre di Dio, incarna attesa, pazienza e ospitalità: nel figlio genera l’alterità senza possesso, accogliendola come dono.
UNA GRAMMATICA DEL MATERNO
In questo primo giorno dell’anno civile, la liturgia celebra la divina maternità di Maria. Ma c’è un alfabeto che definisca la madre, c’è una grammatica del materno? Certamente. Guardando a Maria, icona di ogni madre, possiamo parlare anzitutto di attesa. La madre attende, sa aspettare, non si lascia sopraffare dal tempo, non permette al tempo di dominare quello spiraglio, quell’apertura che va oltre il presente e apre alla speranza del domani straordinariamente sintetizzata nell’icona del figlio. Nell’attesa una madre è in relazione misteriosa con quella vita che in lei va prendendo corpo; l’attesa mette in rapporto con questa alterità ancora nascosta. Nella gestazione prende forma in lei l’altro, ma ne ignora il volto e come sia. Di qui un secondo aspetto, la pazienza. Paziente non è chi è rassegnato ma chi sa generare attraverso anche la propria sofferenza un tempo altro, nuovo, inedito. La pazienza della madre sa soffrire l’assenza di chi tarda a venire. Ma patendo genera quel tempo opportuno, come dicevo, affinché il figlio possa arrivare, dirsi, e anche donarsi. Un figlio poi viene sempre al mondo come trascendenza ossia è una realtà che va sempre oltre, quell’oltre che è il luogo dell’altro (Illiceto). Se vogliamo, la cosa strana è che nell’attesa il figlio è già presente, una presenza assenza, una presenza nascosta ma reale. Piano piano quell’assenza comincia ad essere. Tutto questo ci fa capire una cosa importante: l’alterità è ospitata prima ancora di essere incontrata. Madre allora è colei che ospita, e l’ospitalità è anzitutto accoglienza dello straniero che non può stare sempre nel luogo offerto ma che avrà bisogno di nuovi orizzonti in cui nascere nella sua singolarità e bellezza. Anche per questo il figlio attraversa la madre e una madre sa molto bene che non può trasformare quel legame, unico nel suo genere, in una catena. Massimo Recalcati, in Le mani della madre, scrive che la madre è l’ospitalità senza proprietà, e che ciò che la caratterizza è la perdita. Ecco, questa era Maria che la fede proclama madre di Dio (Theotokos). E qui sta anche la sua unicità, sì perché Maria solo ha generato nella carne il Figlio di Dio.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)