25 Dicembre 2025

Solennità del Natale
del Signore Gesù

Nel Natale il Verbo unisce tempo ed eternità: Cristo illumina la storia e ci chiama a vivere fedeli al cielo e alla terra.

LA SINTESI DEL PARADOSSO

Oggi risuona potente nelle nostre assemblee la professione di fede del prologo giovanneo:

e il Verbo divenne carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14).

L’Eterno entra nel tempo; ma non solo: eternità e temporalità si incontrano in Cristo, nell’evento Cristo. Cosa significa? Che l’eternità, inserendosi nella temporalità mediante l’incarnazione, non la elimina ma la ri-significa. L’uomo realizza così la pienezza della sua vocazione partecipando alla vita divina. Per questo è stato creato. Ed è proprio grazie a questo incontro che il tempo della fattualità, il tempo del divenire (kronos) si trasforma in tempo qualitativo (kairos), salvifico. La ciclicità del tempo viene così spezzata inaugurando una storia non più condizionata pesantemente dall’ananke o dalla tuché, ossia dalla mera necessità e dal puro caso, ma finalizzata al Regno di Dio e quindi rischiarata dalla luce della Patria. In questo progetto, Dio chiama l’uomo, ognuno di noi, a collaborare in modo creativo e responsabile al suo compimento. Non va dimenticato che l’incarnazione – sintesi tra eternità e tempo – si completa nella risurrezione. Il Risorto ha immerso il tempo nell’eterno. Ha scritto Karl Rahner: «Ha fatto irruzione nel mondo e nella vita un evento che ha mutato tutto quanto chiamiamo mondo e nostra vita e, solo, ha dato uno scopo e un termine a tutto, che ha posto fine al nulla di nuovo sotto il sole dell’antico Ecclesiaste e al grigiore dell’eterno ritorno proclamato dal filosofo moderno». Lo sguardo del credente – torniamo a ripetere – puntato sull’al di là non è fuga dall’al di qua. Tutt’altro, il raggiungimento dell’al di là passa attraverso l’assunzione piena dell’al di qua. E questo grazie al Verbo incarnato. Ancora, se in Gesù Cristo, come scriveva Hegel, il cielo è sceso sulla terra e vi ha messo radice, vivere la sequela significherà esprimere l’appartenenza a due mondi, celebrare la fedeltà al Cielo e alla terra. Ma non è tutto. All’annientamento del Verbo nelle tenebre della carne è seguito, secondo i Padri, l’annientamento dello Spirito nelle tenebre della Chiesa. Lo Spirito copre la Chiesa, come ha coperto Maria nell’annunciazione, rendendola madre feconda di una nuova progenie. Ecco il Natale, la grazia di un nuovo Natale.

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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