14 Dicembre 2025
III Domenica
di Avvento
Anno A
Vigilanza, attesa amorosa e slancio della fede: il credente vive il tempo come crescita infinita in Dio che sempre viene.
COME ATTENDERE?
Se Dio è Colui che verrà, Egli è anche Colui che sempre viene. Come attenderlo? Gesù, nelle parabole escatologiche (ad esempio quella delle dieci vergini, dei talenti, del padrone di casa cf. Mt 25,1-30; 24,36-51) evidenzia un primo atteggiamento racchiuso in un verbo: gregoréite ossia «vigilate» (cf. Mt 25,13). Potremmo dire che il volto del credente è quello dell’uomo sveglio, vibratile, incarnato nel suo tempo e che anche dentro la complessità della storia riconosce i segni della presenza di Dio, del suo divino avvento. Ma non basta. Paolo evidenzia il timbro, se vogliamo, affettivo di questa attesa: apokaradokía (cf. Fil 1,19; Rm 8,19), termine che indica lo sporgersi del collo alla ricerca della persona amata. Apokaradokía possiamo scomporlo in apo (separazione) e karadokía che viene da karà (testa). Apokaradokía sottolinea allora l’intensa concentrazione dello sguardo, senza distrazioni, verso un punto focale specifico. Nel nostro caso il credente tiene fisso il suo sguardo su Gesù, sulla sua parola, e questo in una paziente e amorosa attesa del suo ritorno nella gloria. Ma l’apostolo ci offre un secondo termine importante: epekteinómenos (cf. Fil 3,13) usato ad Olimpia per descrivere la tensione muscolare e lo scatto dell’atleta nell’atto di staccarsi dalla pedana (ek), dimenticando così ciò che sta dietro di lui, per concentrarsi tutto sulla meta (epí). Paolo indica così tutto il dinamismo della fede cristiana in vista del Signore risorto. Il futuro non è quindi solo un tempo che sta davanti ma lo spazio di uno slancio di amore, come abbiamo detto; slancio che si deve completare, certamente, ma che per i padri è eterno, come eterno ed infinito è Dio. Gregorio di Nissa parlerà allora di epektasis ossia di crescita dell’anima in Dio o, se vogliamo, di capacità – grazie a Cristo – di ricevere sempre più la vita divina. Questa dinamica, come abbiamo detto, è infinita. Il cristiano, in questo orizzonte, sa far nuovo il tempo della storia elevandolo così a tempo abitato dalla Presenza. Questo salva dall’accettazione supina delle mode ideologiche di turno che tanto condizionano negativamente il vivere e persino il nostro morire. La fede che sa attendere è animata dalla speranza e vive in un amore libero e senza pregiudizi.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)