30 Novembre 2025

I Domenica
di Avvento

Anno A

L’iniquità avanza nella storia, ma Cristo vincerà con la forza dell’amore: viviamo l’attesa operosa e piena di speranza.

IL KATECHON – Il potere che frena

In questo Avvento non sosterremo sulle letture proposte dalla liturgia ma faremo dei piccoli approfondimenti inerenti a questo tempo dell’anno liturgico che per brevità e ricchezza non si riesce mai a tematizzare in modo esaustivo. Oggi la nostra attenzione è su un testo di Paolo dove compare l’enigmatica figura di una potenza, il katechon (cf. 2Ts 2,1-12). Non è facile identificare chi sia o cosa sia ma è certo che è una forza che trattiene o frena l’assalto dell’Anticristo. Il katechon dovrà però essere eliminato affinché l’Anticristo possa rivelarsi prima della venuta risolutiva del Cristo glorioso.

Nessuno vi inganni in alcun modo. Prima infatti verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che si innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio. (…) E ora voi sapete cosa lo trattiene (to katechon) perché non si manifesti se non nel suo tempo. Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo colui che finora lo trattiene (ho kathekon). Allora l’empio sarà rivelato e il Signore Gesù lo distruggerà allo splendore improvviso della sua venuta (parusia) (2Ts 2,3-4.6-8).

Per capire la parusia, la venuta ultima del Signore, è necessario capire il mistero di iniquità che opera nella storia e che non ha ancora raggiunto il culmine della sua manifestazione. Quando questo avverrà il Kyrios lo annienterà per sempre. Le affermazioni di Paolo paiono ad un tempo tragiche e consolanti. Ci sarà l’apostasia, afferma l’apostolo, in campo religioso. In che cosa consiste? Nel rifiuto della verità, e nel compiacimento della menzogna. Ma chi è l’uomo dell’iniquità? L’uomo apertamente malvagio, senza maschere e pienamente consapevole del male che vuole compiere. È l’uomo per certi aspetti prometeico che non solo vuole raggiungere il cielo ma farsi come Dio. Di qui egoismo, superbia e volontà di dominio. È esattamente il rovescio di Cristo, che nella sua incarnazione ha manifestato solidarietà, umile servizio e amore gratuito. Che la venuta del Signore non sia ancora giunta è dovuto al fatto che è trattenuta dal kathekon, il quale blocca l’Anticristo. Ma allora quis est kathecon ossia chi è il kathecon? Nelle varie letture che sono state fatte (da Ireneo di Lione a Giovanni Calvino fino ai nostri tempi), è stato identificato con l’impero romano (ciò che impedisceto kathecon) e con l’imperatore (colui che impedisceho kathecon). L’impero con i suoi sovrani assicura infatti l’ordine e la pace e quindi l’assenza di guerre (tradizionalmente viste come segno della imminente fine dei tempi). C’è chi ha visto anche la missione della Chiesa. Come è noto, la venuta finale del Signore non può avvenire prima della diffusione del Vangelo in tutto il mondo (cf. Mc 13,10). Al di là delle letture siamo davanti al mistero. I segni apocalittici che devono precedere la fine non sono però ancora visibili. È necessario quindi vivere in una operosa attesa e nella speranza. La fine non sarà una catastrofe ma segnerà l’aurora dei cieli nuovi e della terra nuova. Scriveva Eliot nei Quattro quartetti: «Ciò che chiamiamo il principio è spesso la fine e finire è cominciare. E la fine è là donde partiamo».

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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