23 Novembre 2025
Solennità di
Cristo Re dell’universo
Anno C
In Cristo, nuovo Adamo, il paradiso è comunione con Dio: sulla croce regna con amore, unendo gloria e sacrificio.
«CON ME IN PARADISO»
Recita la grande Tradizione: Creavit Deus Adam et posuit in paradiso, id est in Christo ossia: Dio ha creato l’Adamo (l’uomo) e l’ha posto nel paradiso, cioè in Cristo. Se questo è vero, in Cristo non solo tutto l’universo è stato creato (e quindi è sotto la sua signoria) ma anche e soprattutto l’uomo è stato pensato, voluto e chiamato all’esistenza a partire da lui. Questa interpretazione traspare in modo straordinario nell’Adamo della cattedrale di Chartres, il quale è posto in parallelo e piena somiglianza con il volto di Cristo. L’uomo quindi non è fatto solo ad immagine del primo Adamo, ma in particolare del secondo Adamo, Cristo. E il paradiso è ben più di un luogo geografico: è una relazione con Dio, è Cristo stesso. La promessa di questa koinonia viene riconfermata da Gesù sulla croce al ladrone pentito. Di più: la morte è vista come la porta della vita ossia l’accesso alla presenza di Dio senza veli né ombre. Ma andiamo alla scena lucana. Gesù muore tra due condannati, i quali hanno due reazioni diverse. Uno non capisce ma il secondo intravvede nella debolezza del Crocifisso la potenza dell’amore che salva. Di qui la sua richiesta (cf. Lc 23,42). Notiamo, nella risposta di Gesù la salvezza non è solo nel futuro ma nel presente, nell’oggi. Anche la sua regalità, quindi, non va colta come la ricompensa al suo sacrificio perché mai come sulla croce Gesù ha regnato glorioso. Certo, non è la regalità mondana, che si esprime nella potenza e nell’imposizione, ma è la regalità dell’amore, come abbiamo detto, che sa accettare persino la morte ingiusta. Ecco perché il mondo rifiuta la regalità di Cristo. Eppure elementi come gloria e vittoria non sono esenti dalla sua regalità. Sì, perché il re in croce è risorto e il Figlio dell’uomo umiliato tornerà con potenza. Attenzione però: croce e gloria non vanno mai disgiunte. Nella gloria c’è la croce, e la croce “nasconde” la risurrezione. In una parola: Gesù mostra la validità della sua via di donazione (croce), non intende sostituirla. In essa traspare il volto del Dio amore, la nota azzurra del canto nuovo.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)