2 Novembre 2025

Commemorazione di tutti i fedeli defunti

In Cristo la morte diventa varco alla vita: l’amore vince l’oscurità e tutto rifiorisce oltre l’apparenza.

«NIUNA COSA MUORE»

Né il sole né la morte si possono guardare fissamente. Il motivo è chiaro: il sole, per la sua eccessiva luminosità, abbaglia mentre la morte si pone davanti a noi con la sua impenetrabile oscurità. La morte è un destino che ci abita. Per cui, non sta davanti a noi, ma è nel cuore della vita stessa e lì ci attende. Rimuoverla? Si tenta, ma è una illusione. La morte va solo affrontata. Ma affrontarla pare un’operazione temeraria. Non abbiamo che una possibilità: la fede, la fede in Cristo morto e risorto. Ecco il senso della celebrazione odierna in cui commemoriamo tutti i defunti. Ma cos’è la morte per un cristiano? Un varco, sì un varco che Dio apre in noi, che deve aprire in noi per assumerci in Sé. Certo, la morte pare un’incurabile debolezza di noi uomini. Una debolezza mortale. Ma Cristo ha saputo trasformare in fattore vivificante ciò che in sé è solo una forza di indebolimento e distruzione, così che quanti muoiono in lui in realtà sono viventi in lui. Vorrei qui ricordare un grande poeta italiano, Giuseppe Ungaretti. Nella nona sequenza degli «Ultimi cori della terra promessa», rivela la sua lunga consuetudine di attento osservatore della realtà, anche della più piccola (ad esempio il minuto fiorire della mimosa). E scopre che mentre si sta preparando al grande silenzio del morte, ciò che lo circonda gli parla di vita che va oltre l’apparenza. Sì, nessuna cosa muore perché l’amore ha vinto la morte e tutto miracolosamente rifiorisce.

Ultimi cori per la terra promessa
Roma, 1952-1960

Ogni anno, mentre scopro che Febbraio
È sensitivo, e, per pudore, torbido,
Con minuto fiorire, gialla irrompe
La mimosa. S’inquadra alla finestra
Di quella mia dimora d’una volta,
Di questa dove passo gli anni vecchi.

Mentre arrivo vicino al gran silenzio,
Segno sarà che niuna cosa muore
Se ne ritorna sempre l’apparenza?

O saprò finalmente che la morte
Regno non ha che sopra l’apparenza?

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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