1 Novembre 2025
Solennità di tutti i Santi
Custoditi da Dio, i santi lavati nel sangue dell’Agnello formano il nuovo tempio e cantano la salvezza in una lode eterna.
LA MOLTITUDINE IMMENSA
San Massimo osservava che nell’uomo ci sono tre dinamiche che si confrontano e talora si scontrano: quella divina, quella umana e quella demoniaca. L’eteronomia è quella demoniaca, che seduce e travolge l’uomo; l’autonomia è quella che lo incapsula facendolo ripiegare su se stesso; la teonomia è la santità che non va intesa come mera sottomissione a Dio ma amicizia intima e profonda con Lui tanto da attestare una medesima volontà d’amore. Sì, la santità è amore che nasce dall’Amore divino e si compie in un abbraccio che stringe il Cielo e la terra. Non a caso Giovanni nell’Apocalisse vede davanti a Dio e all’Agnello la comunità degli eletti. Costoro hanno un sigillo che li caratterizza e che attesta la loro appartenenza al Signore. In Ez 9 coloro che portano il sigillo del Dio vivente sono da Lui custoditi come bene preziosissimo. Anche per queste reminiscenze bibliche dal II secolo d. C. il sigillo indica il battesimo cristiano. Con questi consacrati inizia poi la solenne liturgia celeste descritta in Ap 7, 9-14. Il numero di 144.000 è naturalmente simbolico e addita la pienezza del popolo santo di Dio. La loro liturgia è un canto, che celebra la salvezza che appartiene a Dio e all’Agnello; è un canto cosmico che coinvolge gli angeli e i ventiquattro vegliardi, i quattro esseri viventi e tutta la creazione che ormai – finalmente – non geme più (cf. Rm 8,19 ss.) perché con gioia ha visto la manifestazione dei figli di Dio. Questa lode ha sette espressioni ossia è perfetta: «Amen. Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen» (Ap 7,12). Su costoro Dio stende la sua tenda. Il nuovo tempio di Dio che si sta costruendo nella storia non è quindi solo la casa di David (cf. 2Sam 7) ma tutta l’umanità. Dio lo edifica con tutte le vittime della storia umana, con coloro che hanno lavato le vesti nel sangue dell’Agnello.
Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)