7 Settembre 2025

XXIII Domenica
del Tempo Ordinario

Anno C

Seguire Gesù richiede amore totale per lui, superiore a ogni affetto e vita, perché solo così si conosce il vero amore e la felicità.

IL RADICALISMO EVANGELICO

Quali sono le condizioni per la sequela? Il brano evangelico di questa domenica ne evidenzia ben quattro: l’amore preferenziale a Cristo, l’assunzione della croce, la sapienza e il discernimento nel misurare le proprie forze e la rinuncia agli averi. Noi ora ci soffermeremo sulla prima: l’amore a Cristo. Diamo una traduzione più letterale: «Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre e la moglie e i figli e i fratelli e le sorelle, persino la sua stessa vita, non può essere mio discepolo» (Lc 14,26). Preferiamo questa resa del testo a causa del verbo greco miséo che può essere tradotto con «odiare» o «detestare». È evidente che siamo davanti ad un semitismo e che il verbo va inteso con «amare di meno» o «chi non mi preferisce a» (TOB) oppure «non mi ama più di quanto ami suo padre…» (CEI). Tuttavia non va attenuato per la sua forza provocatrice. Gesù sa molto bene che i genitori vanno amati e che gli affetti hanno la loro importanza, ma chiede un amore preferenziale, un amore così totalizzante da posporre persino la propria vita. Ma chi è Gesù per chiedere questo? Tremblay afferma che «è l’identità divina che permette a Gesù di spingere le esigenze della sequela fino a tale estremo. Nessun uomo su questa terra, a meno di essere un pernicioso megalomane, può giustificare la pretesa di essere per gli altri un punto di riferimento imprescindibile per la riuscita della loro vita in questo mondo e nell’altro». Per cui possiamo dire che la risposta all’invito del Maestro è una vera e propria confessione di fede. Chi ama la propria vita più di Cristo, che nel Padre ne è l’autore, non potrà mai conoscere cosa significa amare la vita ed essere dalla vita amato. E chi non ama la vita non può essere causa di felicità per gli altri. Chi ama solo le persone che nutrono il suo cuore più di quanto ama Colui l’ha creato e creato le persone del suo mondo affettivo non potrà mai conoscere cosa significa amare il Creatore e sentirsi da Lui amato. E chi non ama il suo Creatore può forse sinceramente amare qualcuno?

Commento di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia (Italia)

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