17 Agosto 2025

XX Domenica
del Tempo Ordinario

Anno C

Il fuoco di cui parla Gesù è il Vangelo stesso: accende decisioni, rompe equilibri e chiede una conversione continua e radicale.

IL FUOCO DI CRISTO

Di quale fuoco parla Gesù? Le letture possono essere molte, ma un fatto è indubitabile: la sua venuta, e quindi il suo messaggio, presentano un volto di Dio nuovo che obbliga tutti a pronunciarsi, pro o contro. Questo pervade ogni ambiente dove gli uomini vivono e operano, anche le stesse famiglie. Il Vangelo quindi non è mai neutrale né soggetto a compromessi ed esige una chiara e pubblica testimonianza. Possiamo dire anche così: l’assunzione del Vangelo implica una continua conversione. Ma, e qui sta il punto, quale conversione? Possiamo parlare di conversione teologica. Gesù ci ha rivelato un Dio totalmente diverso da quello che una certa cultura religiosa trasmetteva e rischia ancor oggi purtroppo di trasmettere. Per Gesù, Dio è il Padre che dona e non chiede, che non sta in cielo attendendo il tributo umano ma scende tra gli uomini ponendosi totalmente al loro servizio. Non è facile accettare questa visione quando le religioni, da sempre, hanno insegnato che è l’uomo che deve servire Dio e magari i suoi rappresentanti terreni. In seconda istanza possiamo parlare di conversione cristologica. Cosa significa? Non dobbiamo dimenticare una cosa importante: i Vangeli non ci descrivono Gesù come Dio ma Dio come Gesù. Questo comporta che tutte le caratteristiche divine indiscutibili diventano quelle che Gesù esprime. Il fatto ad esempio che Gesù si ritiri all’inizio della sua predicazione in Galilea, e non in Giudea, come per alcuni sarebbe stato più logico, fa capire come la scelta divina sia una scelta di marginalità, che la salvezza parte dalla periferia, là dove vivono gli emarginati e gli esclusi, gli scarti come diceva papa Francesco. In terza istanza possiamo parlare della necessaria conversione dei buoni. Sì, c’è un luogo comune che vive nel nostro inconscio: i buoni agiscono bene e i cattivi male. Ma non è proprio così, sia i primi come i secondi fanno il bene e fanno il male. La sindrome dei buoni è di sentirsi sempre dalla parte del giusto (cf. Lc 18,12ss). Ma difendere la propria posizione, sentirsi sempre nel giusto, porta al disprezzo verso gli altri, e talora ad essere spietati. Ma non solo, la giustizia dei buoni è sempre contro qualcuno: chi è fuori legge va combattuto. Sempre secondo i luoghi comuni, i cattivi devono solo mutare vita (e su questo non ci piove). Per Gesù, invece, tutti debbono convertirsi non solo per diventare più buoni ma figli di Dio e fratelli tra di loro.

Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia

Pin It on Pinterest

Share This

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Non utilizza cookie per finalità commerciali né fornisce a terzi le informazioni sugli utenti. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Per saperne di più sui cookie, clicca su maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi