11 Luglio 2021
Solennità di San Benedetto,
Patrono d’Europa
Si lascia in vista di un centuplo, che è l’amore che dilata il nostro cuore, per correre lungo le vie di Dio nella dolcezza dell’amore.
Nella parola di Gesù che oggi ci consegna Matteo risuona con forza il verbo «lasciare». Non si tratta, però, di rinunciare solamente a beni e a possessi esteriori. La rinuncia più necessaria la dobbiamo vivere nei confronti di noi stessi. Insegnano i Padri: nec tamen sufficit nostra derelinquere nisi relinquamus et nos, «non basta rinunciare ai propri beni se non sappiamo lasciare anche noi stessi». E rinunciare a se stessi, ci dice Gesù, significa fare spazio, allargare i confini della vita, gli spazi del cuore, ampliare lo sguardo, per poter accogliere il cento volte tanto che Dio desidera donarci. Non si lascia tanto per lasciare, ma per accogliere, e accogliere un dono che chiede alla nostra vita di dilatarsi. È il dono di un amore che rende la nostra esistenza umile, dolce, magnanima, cioè dal cuore grande, come scrive Paolo agli Efesini. Anche san Benedetto, nella sua Regola, invita a percorrere il cammino monastico con questo desiderio: consentire al cuore di dilatarsi per correre sulle vie di Dio con l’indicibile dolcezza dell’amore (cf. RB, Pr 49). O la rinuncia conduce a questa dilatazione della vita nell’amore o altrimenti rimane sterile, inutile, presuntuosa, ipocrita. Si rinuncia in vista del centuplo, e il centuplo è la pienezza di un amore che al tempo stesso dilata la nostra vita e la rende capace di relazioni autentiche, «nel vincolo della pace».
Commento a cura della Comunità di Dumenza