23 Maggio 2021
Pentecoste
Lo Spirito, con i suoi molteplici doni, rende la nostra vita meno chiusa e ripiegata su di sé, più aperta e orientata a Dio e agli altri.
Nella tradizione biblica ci sono molte immagini per evocare il mistero dello Spirito Santo: è acqua, fuoco, vento, respiro, raggio di luce, dito di Dio, consolatore, testimone… Anche nella sequenza di Pentecoste ricorre una grande pluralità di immagini, sostantivi, verbi: padre dei poveri, datore dei doni, luce dei cuori, riposo, riparo, conforto… È colui che lava, bagna, sana, piega, scalda, drizza… Lo Spirito consente ai pellegrini di Gerusalemme di comprendersi pur parlando lingue diverse, ma sembra che noi umani non disponiamo di parole o verbi sufficienti per dire tutta la sua verità e bellezza. In questa varietà inesauribile di parole, c’è un elemento che in modo sorprendente ritorna sempre: i verbi sono numerosi, ma tutti transitivi. Hanno cioè un complemento oggetto, esprimono un’azione rivolta verso qualcuno. Anche i sostantivi e gli aggettivi hanno la stessa qualità: non descrivono ciò che lo Spirito è in se stesso, ma quello che è per gli altri, a loro vantaggio: riposo per chi è affaticato, conforto per chi è nel pianto, forza per chi è debole, luce per chi è nelle tenebre…
Lo Spirito elargisce con generosità molti doni alla nostra vita, ma forse quello di cui abbiamo più bisogno è proprio questo: che la nostra esistenza diventi, per così dire, «più transitiva», meno ripiegata su di sé, più aperta e orientata a Dio e agli altri.
Commento a cura della Comunità di Dumenza