18 Aprile 2021
III Domenica di Pasqua
Accogliendo nella conversione la novità che scaturisce dalla Pasqua ci apriamo all’incontro con il Risorto e comprendiamo la sua Parola.
At 3,13-15.17-19; Sal 4; 1Gv 2,1-5a; Lc 24,35-48
Ai due discepoli di Emmaus Gesù spiega ciò che a si riferiva a lui nelle Scritture (cf. Lc 24,27): le apre cioè alla loro comprensione. Ai discepoli riuniti a Gerusalemme il Risorto apre la mente per comprendere le Scritture. C’è una circolarità significativa: il Risorto apre insieme sia le Scritture sia la mente dei discepoli. Isaia afferma che c’è un doppio sigillo che chiude il libro della rivelazione di Dio: un primo sigillo chiude le Scritture, per cui non possiamo leggerle perché il libro è sigillato; l’altro sigillo chiude la nostra mente, per cui confessiamo: «Non so leggere» (cf. Is 29,11-12). Il Risorto li rimuove entrambi, come narra Luca nel suo duplice racconto. Questo significa, a un livello più profondo, che non riconosciamo il Risorto se la novità che scaturisce dalla sua Pasqua non rinnova la nostra esistenza, rimuovendo i sigilli che chiudono la nostra vita, segno del nostro essere «vecchi», resistenti ad accogliere la novità pasquale. Per questo Giovanni, nella sua prima lettera, scrive: «da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti». Solo una vita che si lascia trasformare dalla parola di Dio giunge a conoscere il suo mistero. Dobbiamo accogliere così l’appello alla conversione di Pietro nella pagina degli Atti: nel cambiare vita non accogliamo solo il perdono dei peccati, ma la verità dell’incontro con il Risorto.
Commento a cura della Comunità di Dumenza