21 Marzo 2021
V Domenica di Quaresima
Anno B
Il seme caduto in terra per non rimanere solo viene innalzato per attirarci a sé: muore nella solitudine per generarci nella vera comunione.
Ai Greci che desiderano vederlo, Gesù risponde con una duplice immagine: dapprima la parabola del chicco di grano che cade in terra (v. 24); poi la metafora di colui che viene elevato da terra (v. 32). È una corrispondenza illuminante: a essere innalzato da terra è proprio il seme che cade in essa per marcirvi. Muore nella terra per non rimanere solo; viene elevato da terra per attirare tutti a sé. Morte e vita, discesa e innalzamento, solitudine e comunione, costituiscono un unico e indivisibile movimento. Consegnandosi nelle tenebre della terra, la luce risplende per tutti. Consegnando se stesso alla solitudine della morte, il Crocifisso diviene principio e compimento di ogni comunione. «Venne allora una voce dal cielo: “L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!”» (v. 28). La glorificazione del Figlio siamo noi, attratti a volgere il nostro sguardo verso colui che abbiamo trafitto, secondo la profezia di Zaccaria che Giovanni citerà nell’ora della croce (cf. 19,37). Ora l’alleanza nuova promessa da Geremia si compie, perché scritta nei nostri cuori. Ora, a partire da questo sguardo che contempla il mistero del chicco di grano caduto e innalzato, possiamo confessare di conoscere davvero il Signore, che ha imparato l’obbedienza dalle cose che ha patito per generarci nella vera libertà e dignità dei figli di Dio.
Commento a cura della Comunità di Dumenza