13 Dicembre 2020
III Domenica di Avvento
Anno B
La gioia che questa domenica ci annuncia è la gioia di chi sa che il senso della propria vita riposa nella relazione con il Veniente.
In questa III Domenica di Avvento, Gaudete, Paolo ci invita a essere sempre lieti e a rendere grazie in ogni cosa. Facciamo nostro l’atteggiamento di Maria che magnifica il Signore per le grandi cose in lei compiute, e anche quello del Battista, che riconosce di non avere l’autorità di slegare il laccio del sandalo a colui che viene. Il gesto sembra alludere alla legge del levirato: implicitamente Giovanni riconosce di non essere lo sposo, ma, come dirà più avanti, solo l’amico dello sposo. Incontriamo così un’altra gioia, quella dell’amico, che «esulta di gioia alla voce dello sposo» (cf. Gv 3,29). Gaudete, rallegratevi: la gioia che questa domenica ci annuncia ci fa incontrare figure della fede, quali Maria e Giovanni, che riconoscono che il senso della loro vita e il suo compimento felice riposa al cuore di una relazione. Maria è la «piccola» che sa che a farla «grande» è l’agire di Dio. Così Giovanni risponde a chi lo interroga sulla sua identità: prima di dichiarare chi è, dice «chi non è»: non sono il Cristo, né Elia, né il profeta. È voce di una Parola altra. È vero anche per noi: ciò che siamo dipende dalla relazione che intratteniamo con qualcun altro. Dalla relazione con Gesù. Mentre Giovanni ne profetizza il volto, lui stesso si lascia definire dal Veniente. Vivere nel rendimento di grazie, come sollecita Paolo, significa riconoscere che viviamo grazie al dono che riceviamo.
Commento a cura della Comunità di Dumenza