20 Settembre 2020
XXV Domenica del Tempo ordinario
Anno A
Il vero guadagno che riceviamo lavorando nella vigna del Signore è imparare, da figli e non da operai, la bontà e la gratuità del Padre.
«Le vostre vie non sono le mie vie», afferma Dio in Isaia, e la parabola di Gesù mette bene in luce la distanza tra il nostro modo di pensare e quello di Dio. Gli operai della prima ora rimangono scandalizzati dal padrone che dà a tutti lo stesso salario, anche a coloro che hanno faticato un’ora soltanto. Due tratti del suo comportamento si impongono allo sguardo. Il primo: egli sceglie coloro che altri scartano. «Nessuno ci ha presi a giornata», gli dicono quanti incontra all’undicesima ora. Questo padrone offre anche a loro una possibilità. Per lui è importante persino quella sola ora di lavoro perché sono importanti quanti altri non hanno scelto. Tuttavia, a scandalizzare maggiormente è che dia a tutti la stessa paga. Lo fa perché è buono mentre noi siamo invidiosi. L’invidia è frutto di un occhio malato, che non vede bene. Ciò che non vediamo è che il vero gudagno che riceviamo lavorando nella vigna non è la paga del salariato (che peraltro non viene negata), ma la possibilità che ci viene offerta, perché figli, di giungere a godere dello stesso sentire del Padre, qualificato da sentimenti di gratuità e di bontà. Il vero guadagno è quello di cui scrive Paolo ai Filippesi: «per me il vivere è Cristo». Diventare come Gesù, vivere in lui i sentimenti del Figlio che gioisce della bontà del Padre: ecco il guadagno che riceviamo lavorando nella vigna del Signore.
Commento a cura della Comunità di Dumenza