7 Luglio 2024

XIV Domenica
del tempo ordinario

Anno B

Il profeta è soprattutto “l’uomo della parola di Dio”, mediante la quale interpreta la storia. Solo la fede permette di accogliere il suo ministero profetico.

UNA DOLCE CANZONE D’AMORE

Le letture odierne portano l’attenzione sul ruolo del profeta. Ma chi è il profeta? Nella lingua ebraica abbiamo ben tre termini. Si parla di nabì’ ossia di chi è chiamato e chiama. Il profeta è un chiamato da Dio e proferisce la sua parola (chiamando alla conversione). Chozè, invece, indica l’uomo delle visioni, capace quindi di leggere la realtà storica, gli eventi e gli avvenimenti. Ro’è, infine, indica il veggente, colui che vede oltre l’apparenza, che sa perciò discernere. Il profeta è soprattutto l’uomo della parola di Dio, mediante la quale – come abbiamo detto – interpreta la storia. La sua parola (eco della Parola) è una parola che giudica, che giunge anche a protestare, quando è necessario, contro le ingiustizie. Per questo il profeta è votato, umanamente parlando, alla sconfitta e al rifiuto. Per accogliere il suo ministero profetico è necessaria naturalmente la fede. Franz Rosenzweig ne La stella della redenzione nota come nel profeta risuona misteriosa la voce di Dio, tanto che «nel momento in cui apre la bocca già parla Dio. Il profeta ha appena il tempo di pronunciare il suo “così dice l’Eterno”… ed ecco che Dio ha già preso possesso delle sue labbra». Se questa immediatezza ha dello straordinario, è pur vero che la parola del profeta non ha sempre presa sul suo uditorio, come ci ricordano le figure di Ezechiele, Paolo e Gesù. Ma Dio è sempre con il suo profeta, esortandolo a non scoraggiarsi. Significativo quanto al riguardo riporta proprio Ezechiele: «Ecco, tu sei per loro come una canzone d’amore: bella è la voce e piacevole l’accompagnamento musicale. Essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica. Ma quando ciò avverrà, ed ecco avviene, sapranno che c’è un profeta in mezzo a loro» (33,32-33). Sì, la parola profetica è una meravigliosa canzone d’amore che Dio stesso canta a tutti noi e ad ognuno di noi. Se il suono e la voce sono suscitano bellezza e piacevolezza, la sua recezione richiede tempo. Ma verrà il giorno in cui la nota azzurra del canto nuovo si diffonderà in tutto l’universo. Allora tutti riconosceranno il profeta che Dio ha inviato, Gesù di Nazareth. Come commento pittorico rimandiamo al Volto di Cristo di Giovanni Bellini conservato all’Accademia (Ve). È solo un frammento che con molta probabilità faceva parte di una Trasfigurazione ormai perduta. Il grande Maestro veneziano vi tratteggia i lineamenti di colui che ha profetizzato nella sua vita la nuova umanità (cf. Gv 19,5).

Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia

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