23 Giugno 2024

XII Domenica
del tempo ordinario

Anno B

Nell’ora in cui i discepoli si sentono perduti, Gesù indica loro la fede come forza per sostenere l’urto della passione.

LA VITTORIA SULLE ACQUE

C’è un simbolo che attraversa la liturgia della Parola di questa domenica: l’acqua. Ci sono almeno 1500 pagine, nella Bibbia, bagnate dall’acqua. L’acqua ha in sé molteplici significati: rappresenta Dio (cf. Ger 2,13), la sua parola (cf. Am 8,11). L’acqua, inoltre, richiama la purificazione (cf. Ez 36,25) e il dono dello Spirito (cf. Gv 7,37-39). L’acqua è anche sinonimo di vita e allo stesso istante di morte. Pensiamo al diluvio universale (cf. Gen 6), dove la generazione di Noè viene travolta. Ma Dio, come bene ci evidenziano la prima lettura e il Vangelo di oggi, ha pieno potere su questa «bimba» implacabile e violenta (cf. Gb 38,8-9). Non è un caso che Giovanni, nell’Apocalisse, veda nella scomparsa del mare l’arché (inizio) della nuova creazione (cf. Ap 21). Sull’acqua Gesù dorme e dorme beatamente mentre una tempesta sta per travolgerlo con i discepoli. Comprensibile allora la domanda di questi ultimi: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (Mc 4,8). A queste parole ribatte tacitando la potenza del mare e ponendo a sua volta una domanda: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (Mc 4,40). Notiamo: Gesù non rimprovera i suoi perché hanno paura ma perché non hanno fede. Non avendo fede si sono sentiti abbandonati dal Maestro nell’ora della prova.  Sorge una terza domanda: «Ma chi è costui?» (cf. Mc 4,41). Sì, chi è Gesù? Se stiamo al nostro racconto, Gesù è presentato da Marco come YHWH, il Creatore e Salvatore, colui che ha posto ordine al caos delle acque primordiali con la potenza della sua parola (cf. Gen 1), che ha aperto la strada al popolo ebraico verso la terra della libertà attraverso il mar Rosso (cf. Es 14), che libera dalla paura della morte. Ma non è tutto. Il Gesù che dorme sulla poppa (la poppa è la prima parte della barca che affonda) è un’icona della sua futura morte. Mai come in quell’ora i discepoli si sentiranno perduti. Gesù lo sa, per questo indica la fede come forza per sostenere l’urto della passione. Ma la sua parola autorevole sulle acque minacciose è una immagine altrettanto potente della sua signoria sulla morte. Come icona al nostro episodio evangelico scegliamo un dipinto di Rembrandt del 1633, il Cristo nella tempesta.  Per il Nostro tutto si gioca sugli opposti: luce e tenebre, bonaccia e tempesta, sonno e paura, dominio di Gesù e agitazione dei discepoli. La luce che irrompe sulla sinistra non lotta con le tenebre ma semplicemente avanza e dove giunge tutto rischiara. C’è un fatto che colpisce: Gesù è con i suoi, pienamente coinvolto nell’evento. Cosa significa? Che Cristo ci salva non con un intervento esterno ma facendosi solidale con noi e aiutandoci a confidare in Colui che con sovranità può dire all’acqua del mare:

Fin qui giungerai e non oltre
e qui si infrangerà l’orgoglio delle tue onde (Gb 38,11).

Commento a cura di d. Sandro Carotta, osb
Abbazia di Praglia

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